Il problema della banca è centrale
In questa crisi senza apocalisse c’è uno scontro, che a volte si declina nella versione dell’incontro, spesso si trasforma in negoziato, occasionalmente precipita in lite, ma sempre confronto tra entità differenti è, tra politica e finanza. Con la finanza che ha fatto favori alla politica, rendendo possibile una sorta di welfare state alternativo alla spesa pubblica, grazie al consumo a debito, e con la politica che ha fatto favori alla finanza, salvando conti e (spesso) manager delle banche, grazie ai piani di salvataggio.
4 AGO 20

DRAGHI: “IL PEGGIORAMENTO DELLA CONGIUNTURA SI E’ ARRESTATO”. Il governatore della Banca d’Italia nel corso delle audizioni sul Dpef delle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha detto che “le stime del documento economico del governo sono in linea con le previsioni della Banca d’Italia. Ci sono alcuni segnali positivi”. Il governatore ha aggiunto che “trainata dalla ripresa mondiale l’attività produttiva tornerà a crescere nel 2010”. Poi: “Una delle eredità più gravi della crisi economica sarà l’elevato debito pubblico”. Rivolto al governo: “Serve una strategia organica di riforme strutturali. Prioritario sostenere il sistema produttivo. C’è un forte deterioramento dei conti pubblici”. Infine: “Un deciso aumento dell’età effettiva di pensionamento deve essere perseguito nel medio periodo” (editoriale a pagina tre).
Il ministro Giulio Tremonti (Tesoro): “L’andamento dei conti pubblici è in linea con gli impegni internazionali”.
Il ministro Giulio Tremonti (Tesoro): “L’andamento dei conti pubblici è in linea con gli impegni internazionali”.
In questa crisi senza apocalisse c’è uno scontro, che a volte si declina nella versione dell’incontro, spesso si trasforma in negoziato, occasionalmente precipita in lite, ma sempre confronto tra entità differenti è, tra politica e finanza. Con la finanza che ha fatto favori alla politica, rendendo possibile una sorta di welfare state alternativo alla spesa pubblica, grazie al consumo a debito, e con la politica che ha fatto favori alla finanza, salvando conti e (spesso) manager delle banche, grazie ai piani di salvataggio. In mezzo stanno i banchieri centrali e il ruolo degli istituti da loro guidati. Se tutto va bene, sono dei maestri alla Greenspan. Se tutto va male, sono dei diabolici Grandi Distratti alla Greenspan. In verità da che mondo è mondo gli stati nascono con due poteri: portare le armi e battere moneta. Dunque è naturale che la politica, soprattutto quando deve accorrere a salvare la finanza, voglia in qualche modo controllare chi dispone delle valute e del credito, per non pagare prezzi troppo alti in termini di consenso per colpa delle altrimenti inevitabile tasse. Anche la concorrenza tra ministro del Tesoro italiano e Governatore di Bankitalia può essere letta in quest’ottica di alto dibattito.
Lo ha raccontato Simon Schama sul Sole 24 Ore, perfino gli Stati Uniti moderni nascono con una feroce contesa politica sul ruolo della banca centrale. Figuriamoci quello che può succedere in Europa, dove gli istituti nazionali reclamano più poteri di controllo, visto che non hanno più il dovere di emettere moneta e di frenare l’inflazione, mestiere ora riservato alla Bce. Eppure, lo ha scritto l’ex ministro Padoa-Schioppa nel suo ultimo libro, la soluzione alla crisi è anche e forse soprattutto monetaria. Ne è convinto Tremonti, tra i primi se non il primo a lanciare l’idea di una nuova Bretton Woods. Con le ovvie differenze tra nazione e nazione, è questo il dibattito forte in corso. Obama in America vuole una super Fed, con tanti poteri, ma il suo consigliere Summers, anche per legittime ambizioni personali, la vuole sensibile alla politica. Il conservatore liberal, David Cameron, come prima proposta fatta all’avvio della campagna elettorale, ha merkelianamente suggerito di rafforzare poteri e autonomia della Banca d’Inghilterra. Con l’accordo sui cambi, è utile trovare una soluzione europea per le banche nazionali, confrontarla con quella americana, e non mettere più in discussione quei poteri neutri che, fungendo da vincoli esterni, tornano utili alla politica come stimolo alle riforme e sprone al rigore.